Sono personalmente rimasto molto colpito dalla proposta fatta dal Commissioner del baseball americano Bud Selig di ridurre le squadre di ‘Major’ di 2 unità.
‘Non c’è mercato, sostiene Bud, il quale deve aver fatto un ottimo lavoro, se è vero (come è vero) che gli è stato rinnovato il contratto fino al 2006. Le società sembrano pronte a credere alla sua analisi, insomma.
Il ‘Commissioner’ è una figura che nello sport professionistico italiano non esiste. Ci sono presidenti di Federazioni e di Leghe, ma non hanno lo stesso potere. Meno male, forse. Perché noi siamo pur sempre quel paese nel quale un presidente di società di calcio si vanta di guardare grazie ad una scheda ‘pirata’ le partite in televisione. Cioè, un signore che incassa decine di milioni (di Euro
) da un ente economico, si vanta di saperlo truffare.
Per venire a noi, siamo quel paese in cui si vuol far nascere la Lega delle società di baseball con i soldi della Federazione.
Di non averli dati (i soldi) è già stato accusato Aldo Notari nei primi anni ’90. Non è quindi un discorso nuovo, quello che stiamo facendo. Ma potrebbe essere utile.
La Lega delle Società è un organismo che, presto o tardi, si dovrà opporre alla Federazione.
Personalmente, lo sapete tutti, io vedo il destino del baseball italiano legato ad un campionato professionistico che si giochi a maggio, giugno, luglio, agosto e settembre e che sia gestito con criteri imprenditoriali.
Scusate, ho riletto la mia frase precedente e c’è un termine che, mi rendo conto, per chi segue il baseball suona astruso: ‘imprenditoriale.
Al primo anno di Economia e Commercio nel 1983 mi hanno insegnato che imprenditore è colui che organizza un’attività conferendo ‘capitale’ (cioè soldi, ma anche macchine o persino idee) e allo scopo di guadagnarci. Ben che vada, nel baseball italiano si conferiscono soldi (preferibilmente di altri) per acquisire una posizione di potere e mantenerla.
Ecco, con questi presupposti una Lega delle Società non nascerà mai. O, se nascerà, sarà solo un’inutile perdita di tempo e di soldi (messi sul piatto della bilancia dalla Federazione, magari).
Sento già tuonare: ‘Il baseball non si vende.
A queste condizioni, no. Lo so anche io. Spiegatemi chi potrebbe essere interessato a ‘comprare (parlo di televisioni, media in genere) uno spettacolo che praticamente nessuno va a vedere.
Allora correggiamo: il ‘baseball italiano non si vende. E aggiungiamo ‘forse. Perché l’esperienza delle ‘Sport Week Series’ io l’ho vissuta in prima persona e ho notato che, alla fine, di come vanno le finali di Quello sport nel quale assomigliano tutti a Kevin Kostner (parole di una DJ di una radio nazionale
) interessa. Basta far sapere alla gente che le finali ci sono.
Dove voglio arrivare? A dire che, prima di pensare a vendere i diritti a Kirch, dobbiamo rendere il baseball più presentabile.
Gli stadi, innanzi tutto. Il baseball ‘si gode (come dicono dalle mie parti) se alla partita puoi gironzolare, andare al bar, distrarti un attimo, dire alla bella bionda (o mora, a seconda dei gusti) che incontri ‘Ma non ti ho già vista da qualche parte?. Oggi sarebbe impossibile. La bella bionda (o mora, a seconda dei gusti) rischi di conoscerla da 15 anni e il bar
a volte nemmeno c’è.
Le società devono rendersi conto che il decoro ha un suo peso. Viviamo in una società nella quale il ‘bello’ viene ricercato in tutto. E’ possibile che, ormai, siano rimasti brutti solo gli stadi da baseball e bruttissimi loro servizi igienici?
Sento già tuonare: ‘Ma il Comune non mi dà soldi. E fa bene. Perché chi ha un impianto in gestione lo deve far rendere, mica limitarsi ad usarlo gratis.
Siamo sempre lì, ragazzi. Se vogliamo essere imprenditori, dobbiamo ‘rischiare allo scopo di ‘guadagnare. Se riteniamo che non ci sia la possibilità di guadagnare entro un termine ragionevole, non siamo mica obbligati ad andare avanti.
Non possiamo nemmeno lamentarci del fatto che i Comuni o la Federazione abbiano stretto i cordoni della borsa. Perché se prima li accusavamo di ‘sprecare il denaro pubblico, dobbiamo almeno avere il coraggio di non accusarli oggi di ‘non sprecarlo abbastanza. Perché spreco sarebbe, se siamo noi stessi ad affermare che ‘il baseball non si vende.
Quando sento parlare della ricerca di risorse, mi vengono i brividi. Non perché cercare risorse sia sbagliato. Ma perché l’intendimento generale è ‘Vediamo se la Federazione trova risorse.
La Federazione le troverà (speriamo) per sé (sponsorizzando le nazionali, ad esempio). Ma sono le singole società che devono fare lo sforzo in più. Le società a tutti i livelli, intendo, a cominciare da quelle di ‘A1’.
Anche senza organizzare un campionato professionistico, la Lega può nascere e prendere in gestione alcuni dei compiti che al momento spettano alla Federazione. Ad esempio, presentare il campionato e informare i media al riguardo. Non è mica un compito della Federazione, questo.
Ad esempio, sponsorizzare i ‘play off’. Neanche questo è un compito della Federazione.
Certo, per il 2002 i tempi sono talmente ristretti che la nascitura (secondo me, per il momento nemmeno ‘in gestazione’
ma lasciamo perdere) Lega e la Federazione devono lavorare assieme.
Lo scopo, oggi, è comune. Domani la Lega dovrà camminare con le sue gambe. Dopodomani diventare addirittura un oppositore della Federazione. Perché? Ad esempio, perché la Federazione vorrà convocare Pinco Pallino per gli Europei a giugno e la sua società non vorrà lasciarlo andare, perché la Lega avrà capito che interrompere il campionato è qualcosa che non si dovrebbe fare mai.
Voglio essere ancora più chiaro: la Lega deve gestire gli interessi delle società che la compongono. La Federazione quelli di tutto il movimento. Ed entrambe devono cercare risorse a questo scopo.
La Federazione conferisce cariche ‘elettive’, la Lega deve conferire ‘mandati’ a professionisti legati a contratti e incentivati a raggiungere risultati. Se no, diventa una brutta (e inutile e magari anche un po’ illegittima) copia della Federazione.
Per chiudere, aggiungo questo. Le società piccole che si dovessero sentire escluse da questo tipo di discorsi, si sentano invece coinvolte. Pensino alle risorse che riescono a raccogliere. Nulla? L’ultimo buon affare è stata la cessione del cartellino di Sempronio alla società al di là del fiume, che mi dava mille lire (pardon, 50 centesimi
magari 52) in più di quella sotto casa?
Ecco, se per voi questa è buona gestione, rileggetevi questo articolo e poi, se lo credete ancora, scrivetemi.
Se invece vi comincia a venire il dubbio che cedere il vostro talento alla società con la quale avete messo in piedi un discorso di collaborazione tecnica e scambi bilaterali, allo saremo sulla buona strada per iniziare a capirci.
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